Inizia il conto alla rovescia per il ritorno del Premio Ugo Betti: la premiazione il 10 giugno

Inizia il conto alla rovescia per il ritorno del Premio Ugo Betti, a Camerino, in programma il 10 giugno.

Il premio letterario, che la città di Camerino dedica a uno dei suoi figli più illustri fin dal decennale della sua morte, a Roma il 9 giugno 1953, sarà la XVIII edizione e vedrà la finale quale culmine di un lungo percorso.

Sono 27 i partecipanti al “Premio nazionale Ugo Betti” per la drammaturgia mentre sono 21 i candidati per il “Premio Ugo Betti per i giovani”. La novità è stata, infatti, l’apertura alle scuole e questa fase si concluderà il 28 maggio con la premiazione dei vincitori all’Auditorium Benedetto XIII. Diverse le scuole di Camerino e della Provincia che hanno partecipato e proprio all’attenzione data alle scuole e i giovani teneva tanto il preside Maurizio Cavallaro, scomparso di recente.

Il direttore del Centro Studi, l’avvocato Giuseppe De Rosa che si è detto: “Contento per il ritorno del prestigioso premio e soddisfatto della partecipazione dei giovani che hanno dimostrato interesse ed entusiasmo doveroso verso la figura di Ugo Betti, cittadino illustre e importante che ha portato la città di Camerino in giro per il mondo. Ciò che distingue questa edizione con quelle del passato sono i diversi linguaggi con cui si sono espressi gli elaborati, spesso con filmini o formati audiovisivi. In passato alcune edizioni sono state dedicate a forme letterarie diverse dal teatro, nelle quali Ugo Betti fu impegnato, come la novellistica, la letteratura per l’infanzia, la poesia”.

Questa edizione, come le ultime due precedenti, è stata invece incentrata sulla drammaturgia. Il tema prescelto è di strettissima attualità: «Teatro e giustizia: la responsabilità, la colpa, il perdono». Stante il tema, la giuria sarà composta da esponenti del mondo della cultura teatrale e da due eminenti giuristi noti anche per apprezzate «incursioni» nel mondo della letteratura e della cultura umanistica. Questi i nomi della giuria al completo: Marco De Marinis, già ordinario di Discipline teatrali nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna (presidente); Pierfrancesco Giannangeli, docente di Storia dello spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Macerata; Vincenzo Luzi, magistrato a riposo, cultore di studi letterari; Massimo Marino, saggista, storico, giornalista e critico teatrale. “I partecipanti al premio nazionale sono da Torino ad Agrigento, quindi un’attenzione davvero da tutta Italia” spiega l’avvocato De Rosa.

Dopo il momento clou con la premiazione del vincitore, il 10 giugno alle ore 17, lo stesso giorno alle ore 21 all’Auditorium Benedetto XIII si svolgerà la rappresentazione del dramma «Corruzione a Palazzo di giustizia», portato in scena dalla compagnia teatrale «Piccola Ribalta» di Civitanova Marche (ingresso gratuito con prenotazione al link). Oltre al premio nazionale sarà assegnato anche un premio alla carriera legato alla divulgazione dell’opera bettiana.

Il 9 giugno è invece in programma il convegno: “Segni. Magdalo Mussio e Ugo Betti” alle 17 all’Auditorium Andrea Bocelli.

Ugo Betti è stato un poeta e drammaturgo italiano, nato a Camerino il 4 febbraio 1892 e morto a Roma il 9 giugno 1953.

Fratello del giurista Emilio, Betti studiava legge a Parma quando si arruolò come volontario allo scoppio della I Guerra Mondiale. Venne fatto prigioniero dopo Caporetto e internato prima a Rastatt, e poi nel campo per ufficiali italiani di Celle (Hannover) insieme agli scrittori Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Tecchi, che diventeranno suoi amici e con i quali condivise la stessa baracca, soprannominata al campo “la baracca dei poeti”. Alla fine del conflitto finì i suoi studi e divenne un giudice. Con la passione del calcio, divenne giocatore e dirigente della squadra del Parma, e fu co-ideatore della divisa che ancora nel ventunesimo secolo indossano i giocatori della squadra ducale, maglia bianca con croce nera. Pubblicò la sua prima raccolta di poesie nel 1922, Il re pensieroso, scritte mentre era prigioniero in Germania fra il 1917 e il 1918. La Padrona, il suo primo dramma fu rappresentato per la prima volta nel 1927, e il successo che ottenne lo spinse a dedicarsi completamente al teatro. Nel 1931 si trasferì da Parma a Roma. Al termine della II Guerra Mondiale lavorò alla biblioteca del Ministero della Giustizia. Sebbene abbia scritto molti drammi durante il periodo fascista, i suoi lavori più conosciuti furono concepiti negli anni quaranta.

Nel 1945 è cofondatore, insieme a Diego Fabbri, Sem Benelli, Massimo Bontempelli, e altri autori teatrali, del Sindacato Nazionale Autori Drammatici (SNAD), con l’intento di salvaguardare il lavoro dei drammaturghi e degli scrittori teatrali. I suoi drammi sono pervasi dall’idea di fondo dell’impossibilità di separare il bene dal male, di perseguire una giustizia corretta ed efficace, di percepire un’esistenza priva di un’entità superiore. Lo smarrimento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità della vita è stato espresso da Betti con un duplice effetto: rassegnazione per la condizione dell’uomo e speranza nella ulteriore vita dopo la morte.

Morì a 61 anni, in una clinica romana, dove si ricoverò negli ultimi giorni di una malattia incurabile.

Complessivamente scrisse 27 drammi. Fra le sue opere più importanti ricordiamo Frana allo scalo nord, Corruzione al Palazzo di giustizia, Lotta fino all’alba e Delitto all’isola delle Capre, che gli aprirono la strada dei palcoscenici internazionali. I suoi drammi sono stati interpretati da attori del livello di Vittorio Gassman, Enrico Maria Salerno, Salvo Randone, Tino Buazzelli. È stato definito “dopo Pirandello, il più intenso e profondo drammaturgo italiano della prima metà del Novecento”.

Nel 1963 il Comune di Camerino ha istituito il “Premio Ugo Betti per la Drammaturgia”.

Cenni biografici su Ugo Betti

Ugo Betti, secondogenito dopo Emilio, nasce a Camerino giovedì 4 febbraio 1892 da Tullio, medico, e da Emilia Mannucci. Il nonno paterno, Leopardo, docente di patologia generale, per otto anni accademici non consecutivi aveva rivestito la carica di rettore dell’Università di Camerino. Tra la sua città natia, Belforte del Chienti e Pausola (oggi Corridonia), Ugo trascorre l’infanzia fino a quando il padre, nel 1901, non viene trasferito dalla condotta medica di Pausola alla direzione dell’ospedale civile di Parma. Qui Ugo segue gli studi medi (ginnasio e liceo classico) e quelli universitari. Si laurea in giurisprudenza nel 1914 con la tesi «Il diritto e la rivoluzione». Interventista, parte volontario per la Grande guerra come ufficiale dell’artiglieria da campagna e a Caporetto è fatto prigioniero. Tradotto in Germania nel campo di Celle, nei pressi di Hannover, si ritrova compagno di prigionia, per un caso certamente singolare, nella baracca 15 del blocco insieme ad altri due futuri illustri letterati, Carlo Emilio Gadda e Bonaventura Cecchi, tanto da farla chiamare «la baracca dei poeti». Risale a quel periodo la composizione delle liriche poi raccolte nel volume «Il re pensieroso» (1922). Tornato dalla guerra, partecipa a un concorso come avvocato delle ferrovie del Regno nel 1920, pubblicando anche un breve saggio giuridico; nel frattempo partecipa anche al concorso in magistratura, che supera. Nel 1921 viene nominato pretore a Bedonia (in provincia di Parma). Inizia intanto la sua proficua carriera di drammaturgo: con «La

padrona» vince il concorso della rivista «Le scimmie e lo specchio». Nel 1926, con «La donna sullo scudo, scritta in collaborazione con Oreste Gibertini, abbandona una certa vena verista e si rivolge al simbolismo. È del 1928 la raccolta di novelle «Caino»; una di esse, «Il principe Desiderio», costituirà il nucleo per il dramma balletto «L’isola meravigliosa», rappresentata per la prima volta nel 1930 – stesso anno in cui vincerà il premio “Governatore di Roma – e che nel 1941 costituirà materia per un libretto musicato da Renzo Rossellini. Nel 1929 viene rappresentata «La casa sull’acqua», dove appare un tema che non abbandonerà più nella sua produzione letteraria: quello dell’uomo che cade e la cui salvezza è unicamente la pietà. Di questo stesso periodo è «Un albergo sul porto», rappresentato nel 1933. Nel 1930, giudice a Parma, sposa Andreina Frosini. Trasferito a Roma nel 1931, collabora alle riviste di Ugo Ojetti Pan e Pegaso e inizia un lungo rapporto, durato fino al 1952, con il quotidiano torinese La gazzetta del popolo. Nel 1932 pubblica con Mondadori la raccolta di poesie «Canzonette – La morte».

Con «Frana allo scalo nord» (1932) emerge un altro tema a lui caro: la legge che non riesce farsi giustizia. Attività ancora intensa: nel 1933 pubblica la raccolta di novelle «Le case» e l’anno seguente il dramma «Il cacciatore d’anitre». Tra il 1935 e il 1937 sembra abbandonare la vena di profonda tristezza per dedicarsi a commedie piacevoli e commerciali: «Una bella domenica di settembre», «I nostri sogni», «Il paese delle vacanze», cui si raccordano la farsa tragica in tre atti «Il diluvio» del 1931 e «Favola di Natale» del 1940. Nel 1939 vince con «I tre del

Prà di sopra» (da cui sarà tratto il romanzo «La Piera Alta», Mondadori 1948), un concorso per un soggetto cinematografico: in seguito collaborerà ai soggetti di diversi film, tra i quali «Bengasi» (1941) e «Quarta pagina» (1942). Con «Notte in casa del ricco» del 1938, «Vento, notturno» (rappresentata nel 1945), «Ispezione del 1942», ritornano i temi dell’intreccio di bene e di male nel cuore dell’uomo, gli intrighi e gli impulsi anomali in uomini apparentemente normali. È del 1947 la rappresentazione del dramma «Marito e moglie».

Nel 1944 viene nominato bibliotecario del ministero di grazia e giustizia e scrive una delle sue opere più famose, più rappresentate e più premiate: «Corruzione al palazzo di giustizia». Anche qui, come in «Irene innocente», «Spiritismo nell’antica casa», «La regina e gli insorti», «Lotta fino all’alba, «Delitto all’isola delle capre», la morte è vista come liberazione.

Consigliere di corte d’appello nel 1950, svolgerà le sue mansioni presso l’ufficio stampa della presidenza del consiglio dei ministri. Pervaso da sempre di una profonda implicita religiosità, sembra con «Il giocatore» avvicinarsi al cattolicesimo. In «Acque turbate» e ne «La fuggitiva» a Betti sembra interessare più il contenuto sottostante le vicende che narra, magari anche scapito del rilievo da dare ai personaggi. Nel 1953 viene rappresentato a Roma, in una chiesa, l’ultimo suo dramma, «L’aiuola bruciata». Pochi mesi prima, martedì 9 giugno 1953, era morto a Roma, colpito da un tumore alla gola.

Contenuto inserito il 04/05/2022

Informazioni

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Autore Ufficio stampa Comune di Camerino - Sara Santacchi

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